{"id":1754,"date":"2025-04-16T11:05:00","date_gmt":"2025-04-16T10:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blogs.cervantes.es\/roma\/?p=1754"},"modified":"2025-04-22T14:29:00","modified_gmt":"2025-04-22T13:29:00","slug":"chitarre-del-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blogs.cervantes.es\/roma\/2025\/04\/16\/chitarre-del-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Chitarre  del  Mediterraneo"},"content":{"rendered":"\n<p>Intervista a Pablo Sainz Villegas <\/p>\n\n\n\n<p>Approffitando della visita di Pablo Sainz Villegas per el primo concerto del ciclo \u00abChitarre del Mediterraneo: un viaggio musicale attraverso Spagna e Italia\u00bb, che celebra la ricca storia e cultura di Spagna e Italia attraverso alcuni dei brani pi\u00f9 virtuosi e belli del repertorio chitarristico, abbiamo intervistato il chitarrista spagnolo. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>La prima volta che siete salito su un palco avevate solo sette anni, a quanti anni avete iniziato a suonare la chitarra e come fu il primo approccio a questo strumento?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho iniziato a suonare la chitarra a sei anni. A casa, i miei genitori credevano in un\u2019educazione umanistica, cos\u00ec sia mia sorella che io abbiamo iniziato con la musica come parte della nostra formazione. Fu una decisione molto naturale, quasi come imparare a leggere o a parlare. Ricordo che mi affascinava osservare come le corde vibrassero, come il legno risuonasse solo sfiorandolo. Ma fu a sette anni, durante il mio primo concerto, quando realmente sentii la magia. Quella sensazione di condividere qualcosa di invisibile ma profondamente umano con chi ti ascolta&#8230;fu un momento rivelatore. Da allora, capii che la chitarra non fosse solamente un strumento, ma un modo di toccare l\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In&nbsp; una intervista che vi hanno fatto recentemente, dicevate che la musica unifica la condizione umana. Che ruolo ha svolto la chitarra spagnola come \u201celemento unificatore\u201d dell\u2019identit\u00e0 latinoamericana?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La chitarra \u00e8 uno strumento che appartiene tanto alla Spagna quanto al resto del mondo. Il suo viaggio in America Latina \u00e8 stato pi\u00f9 di una traversata geografica: \u00e8 stato un incontro emozionale. Nel continente latinoamerico, la chitarra si \u00e8 adattata con una naturalezza soprendente, come se vivesse gi\u00e0 nell\u2019anima dei suoi popoli. La ascoltiamo nei mariachi del Messico, nei tanghi dell\u2019Argentina, nella samba del Brasile, nelle cuecas del Cile&#8230;\u00c8 uno strumento che \u00e8 diventato parte della voce di ogni cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>Dico sempre che la chitarra \u00e8 lo strumento pi\u00f9 democratico che esista: \u00e8 alla portata di tutti, non necessita di grandi risorse e, tuttavia, pu\u00f2 esprimere l\u2019intero ventaglio della condizione umana. \u00c8 anche il pi\u00f9 vicino al cuore delle persone. In America Latina \u00e8 stata testimone di celebrazioni, di lotte, di nostalgie e di sogni. E questo la rende un potente simbolo di unit\u00e0, di identit\u00e0 e di resistenza poetica. La chitarra, in quel contesto, \u00e8 un ponte emozionale che unisce storie, accenti e generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cEl legado de la m\u00fasica sin fronteras\u201d (\u201cL\u2019eredit\u00e0 della m\u00fasica senza frontiere\u201d) \u00e8 un progetto che intende promuovere la comprensione tra culture. Crede che la situazione politica attuale condizioni in qualche modo la produzione musicale recente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo in un momento di grandi tensioni, dove spesso si alzano muri invece di ponti. E la musica, come forma d\u2019arte profondamente legata alla libert\u00e0, non pu\u00f2 essere estranea a questo contesto. \u00c8 ovvio che ci sono condizionamenti politici e sociali che influenzano ci\u00f2 che si crea, come si condivide, chi pu\u00f2 accedere a certi spazi. Ma \u00e8 proprio per questo che questo progetto \u00e8 cos\u00ec necessario. Perch\u00e9 la musica pu\u00f2 essere una trincea o una carezza, un grido o un abbraccio. E io preferisco che sia sempre un linguaggio che faccia unire le persone, capace di ricordarci la nostra umanit\u00e0 comune.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In questo contesto, crede che sia molto pi\u00f9 necessario, ora pi\u00f9 che mai, rafforzare la funzione educativa della musica in tenera et\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certamente. La musica \u00e8 uno strumento trasformativo, specialmente nell\u2019infanzia. Non solo sviluppa capacit\u00e0 o abilit\u00e0 sociali, ma alimenta la sensibilit\u00e0, l\u2019empatia e la capacit\u00e0 di ascoltare, che \u00e8 qualcosa di cui il mondo ha disperatamente bisogno. Io ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia dove la musica faceva parte della nostra educazione fin da piccoli. E questo mi ha segnato profondamente. Scomettere sulla musica nell\u2019educazione \u00e8 scommettere su una societ\u00e0 pi\u00f9 connessa, pi\u00f9 sensibile e, soprattutto, pi\u00f9 umana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da dove nasce l\u2019idea di creare questo ciclo in cui si uniscono la tradizione musicale di due paesi con cos\u00ec tanti legami culturali in comune come Spagna e Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo ciclo nasce da un bellissimo invito del direttore Ignacio Peyr\u00f3, la cui sensibilit\u00e0 e amore per la cultura hanno reso possibile questo incontro. Fin dal primo momento, abbiamo condiviso una stessa intuizione: che Spagna e Italia sentono la storia in modo simile. Ci unisce uno sguardo comunque verso la bellezza, verso la tradizione, verso ci\u00f2 che perdura attraverso l\u2019arte. Ci unisce la musica, l&#8217;eredit\u00e0 e quella forma mediterr\u00e1nea di intender la vita attraverso l\u2019emozione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ciclo cerca precisamente questo: tendere ponti tra due culture sorelle, ritorvarsi in ci\u00f2 che \u00e8 condiviso e celebrarlo. E la chitarra, per la sua storia, per la sua presenza sia in Spagna che in Italia, \u00e8 lo strumento perfetto per farlo. \u00c8 il linguaggio che parla a entrambi i popoli e che, senza bisogno di parole, connette i cuori. La chitarra ci ricorda che ci\u00f2 che ci unisce \u00e8 molto pi\u00f9 potente di ci\u00f2 che ci separa e che la musica continua a essere un modo che abbracciare l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"438\" height=\"523\" src=\"https:\/\/blogs.cervantes.es\/roma\/files\/2025\/04\/014-20250412-IUC-Pablo-Sainz-Villegas-@-Fabrizio-Orsini-jpg-Grandi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1757\" srcset=\"https:\/\/blogs.cervantes.es\/roma\/files\/2025\/04\/014-20250412-IUC-Pablo-Sainz-Villegas-@-Fabrizio-Orsini-jpg-Grandi.jpg 438w, https:\/\/blogs.cervantes.es\/roma\/files\/2025\/04\/014-20250412-IUC-Pablo-Sainz-Villegas-@-Fabrizio-Orsini-jpg-Grandi-251x300.jpg 251w\" sizes=\"(max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Pablo S\u00e1inz Villegas. Foto: Fabrizio Orzini<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Aprovechando la visita de Pablo Sainz Villegas para el primer concierto del ciclo \u00abGuitarras del Mediterr\u00e1neo: un viaje musical a trav\u00e9s de Espa\u00f1a y Italia\u00bb, que celebra la rica historia y cultura de Espa\u00f1a e Italia a trav\u00e9s de algunos de los  fragmentos m\u00e1s virtuosos y bellos del repertorio guitarr\u00edstico, hemos entrevistado al guitarrista espa\u00f1ol. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>La primera vez que se subi\u00f3 a un escenario ten\u00eda solo 7 a\u00f1os, \u00bfcon qu\u00e9 edad empez\u00f3 a tocar la guitarra y c\u00f3mo fue su aproximaci\u00f3n a este instrumento?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Empec\u00e9 a tocar la guitarra con seis a\u00f1os. En casa, mis padres cre\u00edan en una educaci\u00f3n humanista, as\u00ed que tanto mi hermana como yo empezamos con la m\u00fasica como parte de nuestra formaci\u00f3n. Fue una decisi\u00f3n muy natural, casi como aprender a leer o a hablar. Recuerdo que me fascinaba observar c\u00f3mo las cuerdas vibraban, c\u00f3mo la madera resonaba con solo rozarla. Pero fue a los siete a\u00f1os, en mi primer concierto, cuando realmente sent\u00ed la magia. Esa sensaci\u00f3n de compartir algo invisible pero profundamente humano con quien te escucha&#8230; fue un momento revelador. Desde entonces, entend\u00ed que la guitarra no era solo un instrumento, sino una forma de tocar el alma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>En una entrevista que le hicieron recientemente dec\u00eda que la m\u00fasica unifica la condici\u00f3n humana. \u00bfQu\u00e9 papel ha desempe\u00f1ado la guitarra espa\u00f1ola como elemento unificador de la identidad latinoamericana?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La guitarra es un instrumento que le pertenece tanto a Espa\u00f1a como al mundo. Su viaje a Am\u00e9rica Latina fue mucho m\u00e1s que una traves\u00eda geogr\u00e1fica: fue un encuentro emocional. En el continente latinoamericano, la guitarra se adapt\u00f3 con una naturalidad asombrosa, como si ya viviera en el alma de sus pueblos. La escuchamos en los mariachis de M\u00e9xico, en los tangos de Argentina, en la samba de Brasil, en las cuecas de Chile\u2026 Es un instrumento que se ha hecho parte de la voz de cada cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>Siempre digo que la guitarra es el instrumento m\u00e1s democr\u00e1tico que existe: est\u00e1 al alcance de todos, no necesita grandes recursos, y sin embargo, puede expresar el abanico completo de la condici\u00f3n humana. Es tambi\u00e9n el m\u00e1s cercano al coraz\u00f3n de las personas. En Am\u00e9rica Latina ha sido testigo de celebraciones, de luchas, de nostalgias y de sue\u00f1os. Y eso la convierte en un poderoso s\u00edmbolo de unidad, de identidad y de resistencia po\u00e9tica. La guitarra, en ese contexto, es un puente emocional que une historias, acentos y generaciones.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cEl legado de la m\u00fasica sin fronteras\u201d es un proyecto que pretende promover el entendimiento entre culturas. \u00bfCree que la situaci\u00f3n pol\u00edtica actual condiciona de alguna manera la producci\u00f3n musical reciente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vivimos un momento de grandes tensiones, donde muchas veces se levantan muros en lugar de puentes. Y la m\u00fasica, como forma de arte profundamente ligada a la libertad, no puede ser ajena a este contexto. Es cierto que hay condicionantes pol\u00edticos y sociales que influyen en lo que se crea, en c\u00f3mo se comparte, en qui\u00e9n puede acceder a ciertos espacios. Pero precisamente por eso, \u201cEl legado de la m\u00fasica sin fronteras\u201d es tan necesario. Porque la m\u00fasica puede ser una trinchera o una caricia, un grito o un abrazo. Y yo prefiero que sea siempre un lenguaje de encuentro, capaz de recordarnos nuestra humanidad com\u00fan.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>En este contexto, \u00bfcree que es mucho m\u00e1s necesario, ahora que nunca, reforzar la funci\u00f3n educativa de la m\u00fasica a una temprana edad?<\/strong><br>Sin duda. La m\u00fasica es una herramienta transformadora, especialmente en la infancia. No solo desarrolla capacidades cognitivas o habilidades sociales, sino que alimenta la sensibilidad, la empat\u00eda y la capacidad de escuchar, que es algo que el mundo necesita desesperadamente. Yo tuve la suerte de crecer en una familia donde la m\u00fasica formaba parte de nuestra educaci\u00f3n desde peque\u00f1os. Y eso me marc\u00f3 profundamente. Apostar por la m\u00fasica en la educaci\u00f3n es apostar por una sociedad m\u00e1s conectada, m\u00e1s sensible y, sobre todo, m\u00e1s humana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00bfDe d\u00f3nde surge la idea de crear este ciclo en el que se unen la tradici\u00f3n musical de dos pa\u00edses con tantos lazos culturales en com\u00fan como Espa\u00f1a e Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Este ciclo nace de una hermosa invitaci\u00f3n del director Ignacio Peyr\u00f3, cuya sensibilidad y amor por la cultura hicieron posible este encuentro. Desde el primer momento, compartimos una misma intuici\u00f3n: que Espa\u00f1a e Italia sienten la historia de manera similar. Nos une una mirada com\u00fan hacia la belleza, hacia la tradici\u00f3n, hacia lo que perdura a trav\u00e9s del arte. Nos une la m\u00fasica, el legado, y esa forma mediterr\u00e1nea de entender la vida a trav\u00e9s de la emoci\u00f3n.<\/p>\n\n\n\n<p>Este ciclo busca precisamente eso: tender puentes entre dos culturas hermanas, reencontrarse en lo compartido y celebrarlo. Y la guitarra, por su historia, por su presencia tanto en Espa\u00f1a como en Italia, es el instrumento perfecto para hacerlo. Es el lenguaje que habla a ambos pueblos y que, sin necesidad de palabras, conecta corazones. La guitarra nos recuerda que lo que nos une es mucho m\u00e1s poderoso que lo que nos separa, y que la m\u00fasica sigue siendo una forma de abrazar al otro.<\/p>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Pablo Sainz Villegas Approffitando della visita di Pablo Sainz Villegas per el primo concerto del ciclo \u00abChitarre del Mediterraneo: un viaggio musicale attraverso Spagna e Italia\u00bb, che celebra la ricca storia e cultura di Spagna e Italia attraverso alcuni dei brani pi\u00f9 virtuosi e belli del repertorio chitarristico, abbiamo intervistato il chitarrista spagnolo. 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