Il 21 marzo si festeggia la Giornata Internazionale della Poesia. in questa occasione pubblichiamo questa poesia della galiziana Chus Pato, autrice di dodici raccolte di poesie, pubblicate tra il 1991 e il 2023, per le quali ha ricevuto premi come il Premio Nazionale della Critica spagnola, il Losada Diéguez, il premio Irmandade do libro o il Clara Campoamor. Tra le sue opere piú importanti ricordiamo «m-Talá», «Hordas de escritura», «Carne de Leviatán» e «Sonora», per ila quale ha ricevuto il Premio Nazionale di Poesia 2024. I suoi libri sono stati tradotti in spagnolo, inglese, portoghese, olandese, bulgaro e francese. Selezioni delle sue poesie sono state tradotte in innumerevoli lingue. Il 23 settembre 2017 è entrata a far parte come membro a pieno titolo nella Reale Accademia Galega. Nel 2022 ha letto nella cittá di Ptuj la sua Carta aperta all’Europa. Vive vicino al bosco di Catasós, nel quale si conservano i castagni piú alti d’Europa.
Chus Pato, con la sua scrittura sperimentale e provocatoria, ha saputo rinnovare il linguaggio poetico, intrecciando elementi della tradizione galiziana con una visione critica e innovativa del mondo. I suoi versi sono un’esplorazione del corpo, della memoria, della storia e del potere, in un dialogo costante con la filosofia, la politica e le arti visive.
Tomba del subacqueo, Paestum
Se il cielo
è una roccia di calce bianchissima
e da lui, una volta abbandonata la città,
prendiamo la spinta per rompere la superfície delle acque
in cui abitano le ombre
Se vogliamo camminare di nuovo tra i pioppi
-magari per nostalgia dell’Orsa Maggiore
o bagnare lo sguardo nella Stella Polare-
ciò che dobbiamo fare é muovere il cielo.
«La frattura,
non saprei dirti com’è. successo,
ho aperto il letto
e il pensiero mi ha schiaffeggiato con un’intensità totale:
era l’indigenza celeste
un mendicante, il cielo
l’esposizione della sua smisurata pienezza
la cenere e lo sfolgorio degli astri
la povertà dei limiti.
Fu la mia unica consolazione
immaginare gli atomi
cadere nel vuoto come una pioggia eterna
l’idea del dirottamento
i dadi lanciati ancora una volta sul tavolo della sorte».
Cadono obbliqui
come neve sull’arenile del cuore
rossi come le onde
quando arpionate e date la caccia
alle balene.
Una volta abbandonata la città
muovere il cielo
sì, potrei farcela.
Traduzione: Attilio Castellucci
El 21 de marzo se celebra el Día Internacional de la Poesía. Por este motivo publicamos este poema de la gallega Chus Pato, autora de doce poemarios, publicados entre 1991 y 2023, por los que ha recibido galardones como el Premio Nacional de la Crítica, el Losada Diéguez, el Irmandade do libro o el Clara Campoamor. Entre sus obras destacan «m-Talá», «Hordas de escritura», «Carne de Leviatán» y «Sonora», por la que recibió el Premio Nacional de Poesía 2024. Sus libros han sido traducidos al español, inglés, portugués, holandés, búlgaro y francés. Selecciones de sus poemas han sido traducidas a innumerables idiomas. El 23 de septiembre de 2017 ingresó como académica de número en la Real Academia Galega. En 2022 leyó su Carta Abierta a Europa en la ciudad de Ptuj. Vive cerca del bosque de Catasós, donde se conservan los castaños más altos de Europa.
Chus Pato, con su escritura experimental y provocadora, ha sabido renovar el lenguaje poético, entrelazando elementos de la tradición gallega con una visión crítica e innovadora del mundo. Sus versos son una exploración del cuerpo, de la memoria, la historia y el poder, en un diálogo constante con la filosofía, la política y las artes plásticas.
Tumba do mergullador, Paestum
Se o ceo
é unha rocha de cal moi branca
e nel, unha vez abandonada a cidade,
collemos impulso para esgazar a tona das augas
na que habitan sombras
Se queremos volver camiñar entre os álamos
–se cadra por saudade da Osa Maior
ou ba.ar a ollada na Estrela do Norte–
o que temos que mover é o ceo.
«A fractura,
non sabería darche conta de como sucedeu,
abrín o leito, ti durmías
e o pensamento bateu en min con total intensidade:
era a indixencia celeste
un mendigo, o ceo
a exposición da súa totalidade inabarcable
a cinza e o fulgor dos astros
a pobreza dos límites.
Foi o meu único consolo
a imaxinación dos átomos
caendo no baleiro coma unha chuvia eterna
a idea da desviación
os dados rulando de novo no taboleiro do azar».
Caen coma neve
oblicuos no areal do corazón
vermellos coma as ondas
cando arpoades e dades caza
ás baleas.
Unha vez abandonada a cidade
mover o ceo
si, poderei facelo.